PRIMA PARTE INTERNET E LA SCUOLA CAPITOLO 1 INTERNET OGGI
L'universo parallelo "Ma che cos'è questo Internet"? "È davvero così importante come si sente dire"? "È veramente necessario che i nostri figli imparino ad usarlo"?. Sono alcune tra le domande piú frequenti che il pubblico rivolge a chiunque abbia un minimo di familiarità con Internet. Domande venate di scetticismo e magari di un minimo di apprensione. Chiunque abbia avuto modo di accostarsi anche solo di sfuggita anche ad una sola delle molte componenti di Internet -- email, WorldWideWeb, chat, etc. -- ha certamente intuito subito la potenza colossale di questo mezzo di comunicazione. L'aspetto più ovvio e allo stesso tempo sconvolgente è l'improvvisa possibilità per ciascuno di noi di trasformarsi in veri e propri "media outlet" cioè autori di prodotti mediatici. Con la spesa di una telefonata, persino un bambino delle elementari in grado di manovare il mouse e battere sulla tastiera può realizzare il proprio Website, alla pari con il Corriere della Sera, il New York Times, l'ANSA, la RAI, Rupert Murdoch e Berlusconi, entrare in comunicazione in tempo reale con destinatari in ogni angolo del globo, costruire messaggi fatti di testi, immagini e suoni e lanciarli in ciberspazio dove competeranno con qualche miliardo di altri messaggi simili per l'attenzione di altri cibernauti, e con pari opportunità di essere visti e recepiti. Il tutto senza dover investire in giganteschi apparati di penetrazione, satelliti, ripetitori, sale di produzione e registrazione. Nel futuro che è già cominciato, per essere collegati non è più nemmeno necessario possedere un computer. Basta il telefono cellulare. Ed ecco che in un batter d'occhio siamo già passati, quasi senza accorgercene, da semplici e passivi consumatori di informazioni e prodotti preconfezionate da altri (editori, case discografiche o cinematografiche etc.) a veri e propri "produttori". È stato detto più volte che Intenet è il moderno equivalente di evoluzioni tecnologiche epocali che hanno cambiato il modo di vivere dell'umanità, se non addirittura la direzione stessa della nostra esistenza collettiva. Di certo si tratta di uno di quei cambiamenti dai quali non è più possibile tornare indietro. Come termine di confronto si è parlato, con ragione, della stampa, dell'energia elettrica, della radio e della scoperta di un continente ignoto sospeso nell'oceano tra l'Europa e l'Asia battezzato con il nome di un esploratore italiano. Ma nessuna di queste metafore è probabilmente sufficiente a spiegare completamente e riassumere Internet. Internet è la somma di tutti questi giganteschi mutamenti ed è ancora qualcosa di più, perché con Internet l'umanità sta letteralmente creando l'universo parallelo della propria esistenza. Con Internet si è creato da zero una nuova dimensione, il ciberspazio, un dominio del reale in cui è praticamente scomparsa la dimensione fisica tridimensionale, e dove persino la quarta dimensione, il tempo, sta diventando sempre più irrilevante. In questo spazio prende forma l'universo parallelo e virtuale, riflesso del mondo sensibile nel quale viviamo la nostra vita di tutti i giorni. In una sorta di ironico ribaltamento filosofico, non è più l'iperuranio platonico a riflettersi nelle nostra realtà terrena. È invece quest'ultima a dare vita al proprio iperuranio, il ciberspazio appunto, nel quale si riproduce in forma astratta (virtuale) la realtà materiale. "Che cos'è questo Internet?" Internet, in una parola, è tutto. Internet è la biblioteca, l'azienda telefonica, il negozio di frutta e verdura, il pornografo, la scuola, il poliziotto, il sistema autostradale della California, la sonda su Marte, la borsa valori. Lo è nelle loro espressioni virtuali, cioè l'autorappresentazione. Un'autorappresentazione che, contrariamente agli altri strumenti di comunicazione, non è mediata da alcun demiurgo e quindi non controllata. È contemporaneamente il passato ed il presente. Ma è anche il futuro, in quanto la sua esistenza costringe a rivedere e ripensare progetti futuri di tutti i settori della nostra società. Nel mondo della scuola, in particolare, l'adozione di nuove tecnologie nel processo educativo dei nostri studenti avrà conseguenze sulla metodologia che francamente nessuno oggi può prevedere fino in fondo. Internet non è solamente lo specchio nel quale si riflette in forma virtuale la nostra realtà, attuale e futuribile. È anche il generatore di una propria realtà che non esiste altrove nella realtà sensibile. È la cosiddetta "comunità virtuale" costruita solo ed esclusivamente in ciberspazio senza corrispondenti nella realtà terrena. E questa è la vera chiave che ci servirà per capire l'importanza di Internet nel campo dell'istruzione, dell'insegnamento e dell'apprendimento. Ed eccoci alla seconda domanda: "Che cosa cambierà con Internet"? La risposta, ancora una volta, è "tutto". Non solo "cambierà tutto" ma "è già cambiato tutto" anche per chi non se n'è ancora accorto. Per milioni di persone il cambiamento fa già parte della quotidianità. Sono cambiate le relazioni umane, cioè quel reticolo di interazioni emotive e sensibili che ci permettono di mantenere un equilibrio mentale funzionante. Contrariamente a quanto paventavano i profeti di sventura, Internet non ha portato all'isolamento dell'individuo, solo davanti allo schermo illuminato di un computer, inaridito ed incapace di affrontare relazioni faccia a faccia, al bar, a fare due chiacchiere con gli amici. È successo l'opposto: attraverso email i rapporti una volta sporadici , una cartolina dalle vacanze, una telefonata nelle grandi occasioni, sono diventati quotidiani, continui, persino soffocanti. Ci si scambiano messaggi, informazioni su viaggi, hotel, film, ricette. Si mandano e si ricevono barzellette, copie di articoli di giornali online, commenti personali, nuovi indirizzi e numeri di telefono. Chi vuole si iscrive a liste gratuite di informazioni su uno delle centinaia di migliaia di argomenti di cui la mente umana è capace di prestare attenzione, dall'allevamento dei pitoni nei climi artici alla teoria della microtonalità. Qui ascolterà opinioni ed esperienze da ogni angolo della terra. Viene voglia di riproporre l'antico indovinello con cui i professori di filosofia sfidano gli studenti nella prima lezione del corso di fenomenologia o di metafisica: "Se cade un albero nella foresta e nessuno lo sente, ha fatto rumore sì o no"? Un messaggio lanciato in ciberspazio, esiste anche se non è raccolto da nessuno? Che cosa cambierà? Spariranno le biblioteche sostituite dai repertori virtuali in ciberspazio. Spariranno i libri (forse per un po' resisteranno per comodità i print-out dei volumi), i quaderni e le penne. Sparirà la lavagna e l'aula. Spariranno le scuole e l'anno scolastico. Nasceranno le "comunità apprendenti" con studenti e insegnanti disseminati qua e là per il mondo in contatto virtuale tra di loro. Sarà normale trovarsi al caffé seduti al tavolino di fronte ad un amico che ha frequentato la nostra scuola, magari il nostro stesso "compagno di banco", e scoprire che non abbiamo alcuna conoscenza in comune. Ma non per questo spariranno i rapporti umani: i bambini giocheranno sempre a nascondino in giardino, gli adolescenti scorrazzeranno in motorino e gli adulti si incontreranno alla happy hour o ai dinner party. Ma lavoreremo e studieremo quando, dove e come ci farà piacere, scegliendo i metodi ed i tempi che ci renderanno più produttivi e creativi. E continueremo ad avere relazioni umane intense e ricche, altrettanto gratificanti o frustranti quanto quelle di oggi. Sarà possibile vivere senza Internet nel futuro? Senza dubbio. Così com'è possibile vivere oggi senza auto, elettricità e riscaldamento. Possibile, ma difficile. Quasi certamente non sarà possibile lavorare e produrre senza Internet. E senza alcun dubbio non sarà possibile imparare e insegnare senza Internet. Parliamo ovviamente dell'insegnamento e apprendimento classico strutturato, quello che oggi avviene sui banchi di scuola, basato su di un curriculo sperimentato. Internet, la scuola, l'insegnamento Nella sua concezione originaria Internet nasce come strumento di ricerca all'interno della comunità accademica americana il cui scopo era di permettere a scienziati dispersi in ogni angolo degli Stati Uniti di comunicare, scambiarsi informazioni e soprattutto di collaborare a distanza a grandiosi progetti di ricerca parcellizzati. Con l'accelerazione dei processi tecnologici la rete si è estesa con progressione esponenziale a tutti i settori delle attività umane, incluse quelle commerciali, consentendo accesso illimitato a chiunque. Sostenuta dalla progressiva alfabetizzazione informatica della popolazione, è iniziata quell'esplosione di cui siamo stati tutti testimoni. Ci sembra importante ricordare la genesi di Internet poiché spesso ancora oggi negli ambienti accademico-scolastici si incontra una non meglio precisata antipatia nei confronti di questa tecnologia. Lo strisciante luddismo rischia di causare ritardi che potrebbero rivelarsi esiziali per la scuola intesa come luogo deputato per la formazione intellettuale, spirituale e civica delle nuove generazioni. Se gli educatori non si conquisteranno un posto di assoluta preminenza dentro la galassia Internet con contenuti ad alta visibilità ed alta qualità, essi rischieranno di vedere la propria funzione spazzata via e sostituita da prevedibili "scuole professionali" private, a fine di lucro, nelle quali si insegnerà ad usare i computer e Internet in modo pedissequo e strumentale, senza badare ad affinare gli strumenti critici per il loro controllo. Il pericolo è concreto e reale: queste scuole professionali sono già tra di noi e sfruttano un aspetto purtroppo poco compreso della new economy e cioè che il lavoro è sempre più indipendente dal titolo di studio. In una sorta di ritorno alle economie artigiane pre-industriali, al fine degli interessi commerciali e di profitto, ad un'azienda non importa più quello che il dipendente -- o il consulente esterno -- sa. Conta solo quello che sa fare. La new economy sposta quindi l'accento dall'aspetto formativo a quello performativo dell'istruzione scolastica. Che queste capacità performative siano accompagnate da un diploma di maturità o da un attestato di frequenza di un corso di programmazione con Visual Basic, per il datore di lavoro è assolutamente irrilevante. Le scuole devono quindi assumersi la responsabilità di insegnare sia Visual Basic che di stimolare la riflessione sui cambiamenti che la tecnologia sta portando nel nostro mondo. Devono cioè accettare la sfida sul terreno performativo senza peraltro abbandonare la missone formativa che la società ha loro affidato. Se invece si arroccheranno in difesa e continueranno ad offrire solo gesso e lavagna si verificherà una fuga di massa che ne accelererà ulteriormente la crisi, con un conseguente impoverimento culturale, intellettuale e civile dell'intera società. Nei Paesi tecnologicamente più avanzati, soprattutto Finlandia, Svezia e Stati Uniti, appaiono già i primi segni dei cambiamenti che inevitabilmente apporterà Internet. Nonostante la modestia reale dell'evoluzione finora avvenuta, se ne parla già come se un ciclone fosse entrato nelle vecchie aule scolastiche spazzando via tutto, dai banchi al tetto, lasciando a mala pena i solchi delle fondamenta nel terreno. In altre realtà da tempo aduse alla distance education, quali Australia e Sud Africa, il passaggio è vissuto con meno retorica. Semplicemente dove fino a ieri l'istruzione veniva impartita dapprima via radio a onde corte, poi via TV e videocassette, oggi tutto è compattato e distribuito via Internet e i compiti a casa invece che essere spediti in busta chiusa partono lungo i fasci di onde che rimbalzano su satelli geostazionari approdando a terra al destinatario in tempo reale. Ma in questi stessi Paesi è anche iniziato un dibattito approfondito su che cosa significa insegnamento ed apprendimento nell'era di Internet. Un dibattito serio e serrato cui non si sottrae nessuna delle voci pensanti della società, riportato con grande evidenza dai media e che, naturalmente, è approdato su Internet. Per asservire Internet ai bisogni educativi della società e non solo a quelli commerciali, è pertanto cruciale che anche nel nostro Paese gli educatori siano in prima fila e capiscano l'importanza di partecipare e definire i termini del discorso critico su Internet. Per fare ciò è prima di tutto necessario che imparino a servirsene e a capirlo, senza arrendersi a tentazioni di aristocratico disdegno che spesso servono a mascherare un senso di inadeguatezza e di inferiorità. Non dimentichiamo che ciò è già avvenuto in tempi recenti con un'altra tecnologia ad altissimo potenziale educativo, la TV. Senza l'apporto degli educatori, senza una presenza densa di contenuti validi e di alta qualità, questo strumento è stato abbandonato nelle mani di interessi commerciali con gli indecorosi risultati che tutti abbiamo sotto gli occhi in Italia come nel resto del mondo. Con la TV è stato un disastro. Dovesse succedere con Internet sarebbe una tragedia. |