PRIMA PARTE

INTERNET E LA SCUOLA

 

CAPITOLO 2

 

INTERNET E LA DIDATTICA

 

 

Uno sguardo al futuro

 

Tra quindici anni i bambini che oggi frequentano la prima elementare si affacceranno sul mondo degli adulti, pronti ad affrontare le nuove responsabilità cui saranno chiamati. Quali abilità, competenze e conoscenze saranno necessarie tra tre lustri? Riflettere oggi su come sarà il mondo di domani, quali saranno le aspettative del mondo del lavoro, della  ricerca scientifica e della produzione artistica oltre ad essere un gioco divertente di socio-futurismo dovrebbe essere un obbligo ineludibile per tutti, genitori, educatori e politici. Come deve prepararsi oggi la scuola per preparare a sua volta i cittadini del prossimo futuro? La sfida è di insegnare oggi con la mente già rivolta al domani, perché è il mondo di domani che gli studenti saranno chiamati ad affrontare, un mondo trasformato in palcoscenico di dinamiche sempre piú complesse in cui essi dovranno competere su scala globale e in cui, lo sappiamo bene, le frontiere geografiche e linguistiche non conteranno piú di tanto. Le risposte su cosa attende gli studenti sono tanto numerose quante le persone che le formulano. Ma di un dato si può essere certi: quale che sia il contenuto della preparazione delle future generazioni adulte, le tecnologie dell'informazione ed i sistemi via via piú evoluti che ne prenderanno il posto avranno un ruolo assolutamente primario.

 

Le risorse fondamentali dell’apprendimento

In un periodo storico di apparenti certezze e sicurezze come quello attuale (crollo del comunismo, trionfo dell'economia di mercato, espansione dei consumi, diffusione istantanea di informazioni e conoscenze in qualunque angolo del globo) può sembrare ironico scoprire una crisi profonda di credibilità delle istituzioni, dalla politica ai media alla scuola. Nel passato anche recente gli educatori avevano pressoché il monopolio di tre risorse fondamentali a disposizione degli studenti: tempo, attenzione e fiducia. Per quanto riguarda le prime due, la scuola è sempre piú in competizione con il resto della società ed in particolare con il mondo delle attività economiche che dipendono dal consumo di beni. La cultura materiale fatta di cose da vendere e comprare è interessata ai giovani solo ed in quanto consumatori. Piú tempo ed attenzione essi, fin da bambini, prestano alle cose da possedere, tanto piú spenderanno da adulti. Naturalmente tempo ed attenzione vengono sottratti alle altre entità con cui i giovani interagiscono, soprattutto scuola e famiglia. Come se ciò non bastasse, la terza e fondamentale gamba del tripode è anch'essa oggetto di contesa. La fiducia che una volta i giovani accordavano alla scuola o alle altre dimensioni educative (famiglia e religione in primis) come cinghia ideale di trasmissione di conoscenze, oggi viene contesa da dozzine di altre fonti di pseudo-informazione, molte fasulle, molte inaffidabili, confezionate in modo molto piú suadente ed accattivante che la polverosa e noiosa cultura scolastica.

 

 

Internet: il metodo e i materiali

Marshall McLuhan, il massimo teorico delle comunicazioni del secolo passato (XX), nel suo piú famoso saggio sentenziò che "il mezzo è il messaggio" (1963). Da allora l'epigrafica affermazione si è trasformata nel mantra assoluto del mondo dell'informazione e della comunicazione. Con essa McLuhan voleva dire principalmente due cose: che il mezzo (“medium”) di comunicazione che scegliamo definisce la natura di ciò che vogliamo comunicare. Chi di noi si sognerebbe di scrivere una lettera su carta intestata per fissare un appuntamento con il dentista? In secondo luogo, il contenuto del messaggio deve essere coerente con la natura del mezzo. Nessuno penserebbe di realizzare una trasmissione scolastica in TV mostrando sul teleschermo le pagine di un libro da far leggere agli spettatori..

Applicando lo stesso schema di analisi proposto da McLuhan al mondo della scuola, un mondo per antonomasia fatto di informazioni e messaggi, possiamo affermare "il materiale è il metodo". Qualsiasi cambiamento nei materiali o almeno nel loro uso comporta di solito un cambiamento della metodologia. Adottare materiali nuovi senza rivedere i principi metodologici su cui si basano i curriculi è uno spreco di risorse, come purtroppo dimostrano i costosi quanto inutilizzati lucenti laboratori di chimica e fisica dei licei italiani, tenuti rigorosamente sottochiave perché i docenti non sanno che farsene di strumenti sperimentali, provette, alambicchi e reagenti, in assenza di una metodologia che ne preveda l'impiego. D’altro canto cambiare o aggiornare le metodologie senza fare loro corrispondere materiali adeguati -- a volte anche solo libri un po' piú vivaci -- significa limitarsi alle buone intenzioni. Internet ha la prerogativa di essere sia mezzo che materiale in virtù del fatto che i suoi strumenti distintivi, email, chat, web, ipertesto, sono inscindibili dai suoi contenuti e dalla massa sterminata di informazioni trasmesse grazie ad essi.

 

 

Vademecum minimo dell’insegnante

Accesso e interattività

Per capire quali metodi vengono introdotti con Internet, è necessario comprenderne la natura. Le proprietà distintive sono accesso e interattività. Per accesso si intende che l'utente ha il controllo sulla scelta dei materiali e delle informazioni, un po' come chi ha la fortuna di frequentare biblioteche a scaffale aperto dove può sfogliare in assoluta libertà libri e riviste senza limite di tempo o obbligo di registrazione. Interattività significa anche e soprattutto la possibilità per l'utente di cambiare il contenuto della biblioteca stessa, aggiungendovi il proprio contributo, che non solo sarà  tollerato, ma anzi sarà incoraggiato, se non addirittura "richiesto" come condizione per partecipare alla comunità della biblioteca stessa.

Le due fasi di Internet nella scuola

L'utilizzo di Internet nella scuola in genere procede in due fasi successive:

1) integrare Internet nell'insegnamento

2) insegnare con Internet

La differenza tra le due fasi non è un esercizio di semantica sofista ma riflette due momenti distinti con enormi differenze. La prima proposizione riguarda l'uso dello strumento come sussidiario da parte degli studenti, sia per il lavoro a casa che in classe, da integrare in un curriculo già esistente opportunamente aggiornato. La seconda proposizione presuppone che Internet sia presente in tutte le classi in maniera massiccia, con numerosi computer a disposizione. In queste condizioni è possibile strutturare un intero programma o curriculo su una serie di progetti modulari, collegandosi anche con altre “comunità virtuali” già presenti in ciberspazio e quindi superando l’ambito della singola classe. Così facendo si contribuisce alla creazione di quelle “comunità di apprendenti” che costituiscono l'obbiettivo finale di un vastissimo movimento di ricerca pedagogica interessato ad una riforma della scuola per preparare le nuove generazione a quella che i massimi teorici dei sistemi complessi -- Peter Drucker in testa -- hanno definito "l'era delle conoscenze" [http://www.theatlantic.com/politics/ecbig/soctrans.htm].

Insegnare con Internet, la fase più avanzata dell’uso delle tecnologie, comporta, per cominciare, l’adozione di due principi: autonomia dell’apprendimento e rispetto di diversi “stili” individuali di apprendimento. Ciò richiede un rapporto collaborativo continuo e costante tra studente e insegnante. Inutile nascondere che un salto concettuale di questa portata esige cambiamenti enormi di mentalità ma anche e soprattutto di struttura. Per questo motivo, è molto più realistico concentrarsi sulla fase uno, “integrare Internet nell’insegnamento”, almeno finchè tutte le varie componenti dell’istruzione-- scuola per scuola -- non saranno pronte al grande salto.

 

Come, dove, quando e da chi imparare

Le due fasi condividono comunque molti aspetti in comune. Vediamo ora quali sono alcuni dei cambiamenti e dei passaggi che riguardano l’uso della tecnologia. Con Internet

gli studenti acquistano indipendenza e si trasformano da lettori/ascoltatori passivi in apprendenti attivi con le responsabilità che ne derivano. Imparano cioè a usare nozioni e informazioni e a collocarle in contesti che hanno senso sulla base delle loro necessità di conoscenza ed inclinazioni. La tipica aula scolastica apre le porte e vi entrano coetanei sparsi per il mondo, esperti, scrittori, artisti, contemporaneamente alla società che circonda la scuola. Con Internet cambia il modo in cui gli studenti imparano, quando imparano, dove imparano e da chi imparano. Cambia, ma solo in apparenza, anche quello che imparano. In apparenza, perché in realtà un docente ben preparato nella propria materia e con una solida esperienza didattica, sarà sempre in grado di fissare gli obbiettivi tangibili dell'esperienza educativa. La presenza di questi obbiettivi, tra l'altro fornisce l'unica garanzia concreta che l'uso di Internet non si trasformi in una ricreazione prolungata, in cui non è chiaro quali siano le conoscenze acquisite o da acquisire, annegate nel mare della frammentarietà.

Con Internet, oltre ad usare in modo fattivo le tecnologie che già dominano nel nostro mondo, lo studente viene trasformato lentamente in un apprendente continuo, quel profilo di cittadino produttivo e pensante che da sempre è al centro degli obbiettivi dei grandi educatori-riformatori della nostra cultura, da Maria Montessori a John Dewey ed i loro successori. E come abbiamo visto, l'obbiettivo finale è la realizzazione, sinora solo teorizzata, delle comunità di apprendimento, la versione futuribile dei sistemi scolastici nazionali all'interno dei quali tutti noi ci siamo formati e che avevano come obbiettivo finale il consolidamento della Nazione-Stato attraverso la formazione di cittadini onesti, laboriosi e patriottici. Il raggiungimento di questi obbiettivi ultimi non è certo la sola responsabilità di un volenteroso insegnante ma richiede uno sforzo comune a partire all'inizio dalla singola classe con tutti i docenti coinvolti, quindi a livello di istituto e infine di distretto scolastico e in senso piú ampio dell'intera società civile e politica.

Usare Internet: libertà vigilata

L'uso di Internet nella scuola comporta una serie di sfide che discendono dalla natura stessa del mezzo. Come illustreremo in dettaglio  più avanti, i contenuti di Internet sono completamente “disorganizzati”, privi di un catalogo generale centralizzato efficiente. Se ciò corrisponde alla massima libertà di esplorazione, significa anche che in un simile ambiente è facilissimo per un giovane, necessariamente inesperto e impreparato, disperdere tempo e energie seguendo mille rivoli di pensiero e mille tentazioni, senza approdare a nulla di concreto (succede spesso anche agli adulti). Assegnare una ricerca su Internet con le stesse linee-guida con le quali si concepisce una ricerca in biblioteca porterà con ogni probabilità a risultati deludenti o si rivelerà ingoverbabile sia per lo studente che per il docente che dovrà valutarne l'esito. Per questo motivo è fondamentale chiarire subito due punti chiave nell'uso di Internet:

  • il docente deve stabilire con la massima chiarezza possibile le linee-guida entro cui deve svolgersi il lavoro (“non uscire dalle righe”);
  • il tipo di lavoro deve poter essere verificato costantemente in qualsiasi momento lungo tutto l'arco del progresso ("fammi vedere cos'hai fatto finora").

All'interno di questo recinto delimitato gli studenti godranno di tutta la libertà d'azione che desiderano.

Lavorare su progetti

Internet si presta ad una varietà d'usi in virtù del fatto che contiene un'infinità di risorse, sia di informazioni che di persone. È pertanto il mezzo ideale per raccogliere e analizzare dati di base per un progetto di ricerca che faccia uso dei vari apparati e funzioni, da email a forum a chat, sino alla pubblicazione del prodotto finale in formato di pagina Web, che da questo momento in poi chiameremo semplicemente webpage. Gli insegnanti piú coinvolti nel processo educativo dei propri studenti ed animati da maggiore intraprendenza didattica (e il fatto che stiate leggendo questo testo indica che siete tra quelli), da sempre fanno uso di progetti di ricerca come integratori d'apprendimento nel programma. Per progetto non si intendono solo lavori scritti basati su testi reperiti in biblioteca. Se opportunamente preparate e seguite da esercitazioni rilevanti, le gite scolastiche, le visite ai musei, la visione di un film di successo o una qualsiasi delle centinaia di attività svolte dai ragazzi dalle quali imparano, e sulle quali devono presentare relazioni, sono tutti progetti speciali che aggiungono valore alla nozione di educazione. Impostare l'insegnamento sui progetti è uno dei mutamenti piú profondi del curriculo, una prospettiva che a livello internazionale si sta affermando con sempre maggiore vigore, sulla base di un consenso vasto e maturo sulle proprietà dell'apprendimento avanzato su cui le scuole si stanno orientando. Oltre alle discipline di base, la scuola dovrebbe preparare a altre conoscenze ed abilità, tra cui: alfabetizzazione informatica; capacità di gestire ed organizzare le risorse disponibili (fonti di dati e informazioni); capacità di lavorare in gruppi; ricercare, consultare e usare informazioni; comprendere le basi del funzionamento dei sistemi complessi; operare con una varietà di strumenti tecnologici avanzati (hardware e software). Tutto ciò non si ottiene con lezioni teoriche o studiando sui libri di testo, ma attraverso la partecipazione a progetti.

 

Imparare a imparare: approfondimento e “just-in-time”

Il mantra del meta-apprendimento è una costante che è sempre andata di pari passo con l'obbiettivo eminentemente formativo della scuola italiana. Chi non ricorda il lamento perenne di di intere generazioni di studenti "ma a che cosa serve studiare latino e greco", con l'inevitabile risposta "serve a formare la mente", cioè a formare la griglia cognitiva, le sinapsi tra neuroni che poi consentiranno di imparare tutto il resto, incluse le nozioni "che servono". (Resta sempre da dimostrare che fosse essenziale imparare proprio latino e greco e non, per esempio, musica o gli scacchi).

 

I progetti Internet, se ben articolati, incoraggiano gli studenti a lavorare su di un problema in profondità piuttosto che a toccare superficialmente piú argomenti. Inoltre gli studenti vengono a confronto con un'abilità spesso trascurata nella scuola, l'apprendimento just-in-time, al momento giusto, che consiste nell’imparare quanto è necessario per risolvere un problema o completare un progetto specifico piuttosto che lavorare su di un programma a sequenza preconfezionata. Chiunque sia stato all'estero sa per esempio quanto è utile questa abilità quando si devono prendere i trasporti pubblici in una città sconosciuta: dove si compra il biglietto, quanto costa, come si annulla etc. Appena lasciata la città ci si dimentica subito delle peculiarità del sistema appena appreso, ma arrivati in una località diversa si mettono subito a frutto non tanto le conoscenze, quanto la capacità di imparare nozioni necessarie. Ambedue gli approcci, approfondimento e al momento giusto sono tra gli strumenti fondamentali che preparano alle nuove realtà che ci circondano.

 

 

Gli eterni studenti

Il termine inglese corrente (life-long learner) tradotto suonerebbe come apprendenti a vita, che ha piú il sentore di ergastolo che di gioiosa esperienza intellettuale, mentre il vero equivalente italiano --eterni studenti-- è già stato monopolizzato dai fuori corso di professione. I tipi di progetto che si prestano a questa impostazione somigliano piú alle esperienze di apprendimento cumulativo che si hanno durante la vita che alle materie di studio scolastico. Invece che le semplificazioni dei libri di testo, gli studenti affrontano gli strumenti propri del lavoro, sia intellettuale che manuale, impadronendosi delle conoscenze già acquisite da altri. Internet è il veicolo ideale per accedere a queste conoscenze, oggi soprattutto in lingua inglese, ma in futuro non lontano anche in italiano, quanto piú numerosi saranno i siti. Si tratta di argomenti di studio pragmatico-professionali aperti ad infinitum nei quali la possibilità di approfondimento ed espansione è continua, come l'esperienza di un appassionato collezionista che non si stanca mai di acquisire nuove informazioni sull’oggetto dei suoi interessi.

 

Apprendimento attivo

Imparare facendo potrebbe essere il motto dell'approccio pragmatico-cognitivo. Dozzine di studi di psicologia dimostrano che il modo migliore per imparare e ricordare è di mettere subito in pratica gli insegnamenti ricevuti. In alcuni casi, "fare" è l'unico modo di imparare, come sa bene chiunque salga su una bicicletta o accenda un computer. Con Internet oltre alle nozioni fondamentali di informatica gli studenti apprendono soprattutto come si fa ricerca, come si raccolgono, catalogano, organizzano e utilizzano i dati. Dati che, naturalmente, si riferiscono ad uno specifico argomento sul quale acquisiranno conoscenze che vanno al di là di quanto contenuto nei libri di testo e nelle biblioteche. E soprattutto si imparerà a comunicare i propri risultati in modo comprensibile ed efficace ad un “pubblico” intero invece che al solo professore.

 

 

Apprendimento collaborativo

La pratica dei progetti di gruppo presenta l'opportunità di apprendere due ordini distinti di abilità che vanno assumendo sempre maggiore importanza nel nostro mondo: lo sviluppo di capacità critiche e l'abilità nel lavoro di gruppo. I progetti a base Internet con interlocutori a distanza, in un qualsiasi angolo di mondo, impongono l’uso di un filtro critico che lasci passare solo gli elementi fondamentali ed essenziali ed elimini quelli ridondanti o che possono causare confusione. Ciò vale soprattutto per lavori in cui abbia un ruolo importante la differente cultura storica ed etnica degli studenti. Progetti di grande valore educativo sono stati lanciati tra Israele e la Germania, per esempio. Meno immediatamente urgenti, altri lavori hanno riguardato le prospettive storiche di Inglesi e Statunitensi in riferimento alla rivoluzione americana. Anche se ormai lontano nel tempo, le crociate potrebbero essere un punto di partenza per un progetto comune tra studenti italiani e medio-orientali. O per rimanere nell’orticello di casa nostra, si possono esplorare gli atteggiamenti, pregiudizi e premesse storiche dell’eterno antagonismo Nord-Sud. Un progetto immediato di grande utilità è la raccolta di informazioni da coetanei di altri Paesi sull’utilizzo di Internet nella scuola.

 

 

Personalizzazione

Non è necessariamente vero che gli studenti producano performance migliori quando studiano argomenti che hanno una diretta ed immediata rilevanza nella loro vita. Spesso è proprio vero il contrario, come accade nei numerosissimi casi di giovani e giovanissimi che si scoprono interessatissimi agli antichi egizi, alla lingua giapponese, ai gorilla del Ruanda, alla Grande Barriera Corallina australiana, alla musica caraibica o alla storia dell'aviazione da guerra. È quindi nella sfera degli interessi nel senso piú vasto del termine che si esprime e si dispiega al meglio la motivazione, cioè la pulsione-chiave dell'apprendimento. Quanto piú un progetto rifletterà questi interessi tanto maggiore sarà la propensione degli studenti ad assumerne il possesso, con tutte le responsabilità della ricerca, redazione e pubblicazione dei risultati. L'aspetto forse piú elettizzante di Internet è che uno studente può trovare partner con identici interessi al di fuori delle pareti della classe e coinvolgerli in un progetto comune. E se un interesse un po' particolare poteva una volta causare anche isolamento personale, in mancanza di altri che lo condividessero, ora questo diviene un'opportunità di arricchimento anche attraverso nuovi rapporti virtuali.

 

 

Individualizzazione dell'apprendimento

Ricerche psicologiche hanno rivelato che a questo mondo non esistono due persone che utilizzino lo stesso modo di contare a mente. Ogni individuo ha un sistema unico ed irripetibile, come unici ed irripetibili (da altri) sono i sogni. Lo stesso si può dire per il modo in cui apprendiamo. Pare addirittura che esistano diversi tipi di intelligenza, almeno stando agli avanzatissimi studi di Howard Gardner della Harvard University, responsabile del "Project Zero" (www.pzweb.harvard.edu). I tipi di intelligenza catalogati sono: linguistico-verbale; logica-matematica; cinestetica-corporale; visuale-spaziale; musicale; interpersonale; intrapersonale; naturalista. Le numerose ricerche condotte in materia di apprendimento dimostrano che gli studenti imparano meglio quando i materiali si adattano ai diversi stili di apprendimento e preferenze cognitive. La flessibilità di Internet consente a ciascuno di perseguire le strategie preferite mettendo a frutto al le proprie inclinazioni naturali.

 

 

 

Educazione multiculturale

Un progetto Internet può assumere istantaneamente proporzioni globali. Anche chi non conosce le lingue straniere può trovare in ogni angolo del globo coetanei interessati a comunicare in italiano. Con email e i numerosi progetti keypal (amici di penna elettronica) chiunque può corrispondere su argomenti di comune esperienza, raccogliere informazioni su siti lontani e culture affascinanti. Come esempi possiamo accennare allo studio di sistemi scolastici diversi, delle diverse tradizioni che accompagnano feste comuni, quali Natale, per esempio, o i giochi di strada, dall'universale "mondo", a nascondino a bandiera e così via. L'importante è che questi progetti trasformino gli studenti in fonti di informazioni reciproche e che abbiano come riferimento tradizioni, cultura o istituzioni di società diverse, e non gli interessi personali e specifici di poche persone. Naturalmente questo tipo di studio può avvenire anche esplorando realtà italiane diverse, a partire dalle religioni (ebraica, islamica, buddista etc) sino agli usi e costumi di comunità di immigrati da paesi stranieri. Se è vero che è necessario conoscere per capire, quale metodo migliore di accostare i fondamenti di altre culture che farsi guidare da chi tali fondamenti li vive e li pratica ogni giorno?

 

 

Abilità comunicative

Una delle ricadute probabilmente piú importanti è lo sviluppo di abilità comunicative. Per comunicare online è necessario essere chiari ed essenziali. Gli utenti apprendono subito che quando si cerca di spiegare aspetti complessi e di illustrare procedure, sfumature e allusioni causano confusione ed equivoci. È necessario inoltre apprendere le norme di buon comportamento, la cosiddetta n-etiquette (network etiquette, o etichetta della rete), che va dal ricordare di firmare sempre i messaggi online alle procedure da seguire per evitare la diffusione di virus.

 

 

Anche gli insegnanti imparano

Tutti i vantaggi che possono derivare dall'uso di Internet, si applicano anche agli insegnanti. Molti lamentano un certo isolamento nella professione, che offre solo sporadiche e occasionali opportunità di scambi di idee ed esperienze con colleghi lontani. L'uso di Internet consente di aprire infinite linee di comunicazione e di accedere a programmi già sperimentati con materiali, risorse e suggerimenti sui metodi e materiali di maggiore successo.Già oggi una semplicis sima ricerca online produce numerosissimi siti zeppi di informazioni, sperimentazioni e risorse per ogni argomento immaginabile e per ogni ordine di scuola. La quantità di materiale è tale che sulle prime può addirittura intimidire. Ma con un minimo di applicazione, chiunque può scovare dentro questa valanga di dati la propria nicchia, l'ambiente giusto da frequentare e al quale contribuire.

 

 

Costi, investimenti e problemi

In mancanza di leadership dall’alto sull’introduzione delle tecnologie informatiche, gli insegnanti, che da sempre suppliscono con la volontà e sacrifici alla latitanza dello stato, ancora una volta saranno chiamati a dare l’esempio, aprendo la via del futuro ai giovani, passo per passo, classe per classe, un quadrimestre dopo l’altro. La responsabilità degli attuali ritardi ricade principalmente sulle autorità politiche e scolastiche che dovrebbero sentire l'urgenza di allestire al più presto corsi di formazione per gli insegnanti e incentivi finanziari concreti per l’acquisto dei nuovi strumenti. Dovrebbe essere chiaro a tutti che la mancanza -- oggi -- di investimenti adeguati nel futuro si tradurrà in costi ancora maggiori soprattutto in termini di perdita di opportunità e competitività per le prossime generazioni e per la società in generale.